I circoli viziosi della mente

ottobre 09, 2018

Si è conclusa la Settimana del Benessere Psicologico; come ogni anno l’associazione “UN SORRISO PER MIMÍ” ha “aperto le porte” alla formazione del benessere psicologico e alla sua informazione, attraverso i temi trattati “dell’isolamento e inclusione”.
Alcune dirette realizzate sui social hanno destato la curiosità del nostro pubblico che ha chiesto approfondimenti su alcuni punti. Ad oggi, il benessere psicologico non cattura molta attenzione, perché nel pensiero comune viene inteso come assenza di malessere. Eppure ogni giorno il nostro cervello è preso d’assalto da PENSIERI NOCIVI, che generano comportamenti nocivi.
Il benessere psicologico dipende dalla nostra capacità di guidare il nostro cervello verso un circolo vizioso. Questi i punti trattati dalla equipe del sorriso, giovedì 4 Ottobre, con gli interventi di Emma Margari scrittrice, Ornella Schito e Dolores Mazzotta, psicologhe e psicoterapeute. “Come il Benessere psicologico parte dalla geometria di un pensiero sano”.
Sei felice? Cos’è la felicità?
Esiste una felicità OGGETTIVA perché dipende da fattori comuni che renderebbero felice chiunque: un conto in banca soddisfacente, un lavoro appagante, un ottimo stato di salute, vedere le persone che amiamo, stare bene ed essere sereni con il proprio partner.
Eppure in alcuni momenti, la felicità oggettiva non basta, emozioni contrastanti sembrano privarci del benessere fisico e psichico: tristezza, rabbia, paura e ansia possono incupire le nostre giornate.
La felicità SOGGETTIVA dipende dalla relazione che l’individuo ha con se stesso, gli altri e l’ambiente.
Ogni individuo vive il proprio CONFLITTO EMOTIVO, che protratto nel tempo porta ad un vero e proprio cortocircuito: una reattività eccessiva rispetto agli stimoli che arrivano dell’esterno.
Le emozioni irrisolte sono generano un “loop” di pensieri negativi: “capitano tutte a me… nessuno mi capisce… non mi fido di nessuno… tanto so già come andrà a finire… non riuscirò mai a risolvere questo problema… “, tali pensieri hanno la funzione di DIFESA OSSESSIVA, che genera un ISOLAMENTO affettivo e l’incapacità di cercare soluzioni.
“La felicità è un muscolo volontario”, scrive qualcuno: sperimentare nuove strade cognitive ed emotive è possibile, per farlo è necessario riconoscere le “trappole” della nostra mente quel vortice di pensieri che genera dei CIRCOLI VIZIOSI.

Cos’è il BENESSERE PSICOLOGICO?
La filosofia orientale studia da secoli l’arte della felicità, attraverso la meditazione e il controllo sull’attaccamento della mente ai pensieri, imparando a vivere il momento presente con consapevolezza, innescando un CIRCOLO VIRTUOSO.

QUANDO LA MENTE DIVENTA UNA TRAPPOLA?

Quando si vive un disagio psicologico il benessere della persona si riduce come la sua capacità di gestire ed affrontare le circostanze ordinarie e straordinarie della vita, può accadere in concomitanza ad eventi particolari di vita, critici o stressanti, può emergere in determinati contesti. Può trattarsi di un momento, di un periodo oppure prolungarsi nel tempo e divenire, in alcuni casi, inabilitante, tanto da impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane.
Porsi delle domande sul perché di tutto questo non è mai del tutto soddisfacente.
Negare le difficoltà e non affrontarle può, invece, alla lunga compromettere il benessere soggettivo e la capacità di portare a compimento i propri obiettivi personali, sia in ambito relazionale che lavorativo e sociale.

I circoli viziosi della nostra mente
Per circolo vizioso intendiamo un processo che si attiva nell’affrontare situazioni, cognitive o affettive, attraverso comportamenti che tendono ad ostacolare il raggiungimento di un obiettivo, di beni essenziali per il benessere psicofisico.
Ed è così che si finisce come nel “gioco dell’oca”: comportamenti, modalità di pensiero, una spinta che porta ad esaurire le capacità di elaborazione critica e le risorse cognitive ed affettive, fino a correre il rischio di comportamenti patologici.

Pensare e ripensare è un funzionamento normale nell’essere umano. Quando però il pensiero diventa ripetitivo e ricorrente e abbiamo la sensazione di non riuscire a fermarlo ci troviamo di fronte ad un campanello d’allarme. Il rimugino è uno dei sintomi principali dei Disturbi psicologici.
Si spendono tante energie a prevedere eventi negativi. Incastrati in questo stile di pensiero si cercano delle soluzioni. Rimuginare sulle cose ci dà l’illusione di avere il controllo ma crea solo sofferenza e disagio.
Alcune persone ogni giorno si sentono disturbate e limitate a causa dei propri pensieri negativi. Possono arrivare a passare diverse ore della propria giornata a fare i conti con pensieri indesiderati ed irrazionali. Ad esempio: “sono una persona sbagliata”, “non valgo niente”, “nessuno mi vuole”, “non ce la faccio”.
È un dialogo interno molto convincente che vi fa dubitare delle vostre capacità e risorse. Sono spesso convinzioni errate, che non si basano su dati concreti e sono frutto di un’interpretazione distorta degli eventi.
Molto raramente (e forse mai) un evento o situazione esterna è in grado di per sé di determinare le nostre reazioni emotive. Lo stesso tipo di evento è seguito infatti da conseguenze emotive e comportamentali diverse, che possono variare da persona in persona. Fra gli eventi e le nostre reazioni intervengono infatti i PENSIERI, cioè le modalità con cui interpretiamo quello che osserviamo e che accade nel mondo.
Interpretare gli eventi con una modalità rigida e non logica è la base dei pensieri disfunzionali che alterano il processo di dialogo interno e di conseguenza generano emozioni disfunzionali.
Pensiero “tutto o nulla”: Detta anche “pensiero dicotomico” o visione “bianco o nero”, accade quando vediamo le cose divise in due categorie: buone o cattive, sicure o pericolose, etc… senza sfumature o vie di mezzo.
Ovvero, la sensazione del “sentire” che è così, senza il minimo dubbio, ignorando tutto ciò che prova il contrario, sino ad arrivare a filtrare mentalmente la realtà, prestando attenzione solo ad un dettaglio e trascurando di considerare l’intero quadro. In questo modo si filtrano selettivamente solo gli aspetti negativi di una situazione.
La “Catastrofizzazione” è uno degli effetti della distorsione. Pensiamo che un evento avrà conseguenze più importanti di quelle reali.
Sapere quello che gli altri pensano e provano, o il motivo per cui agiscono in un certo modo pur non avendone prove. Riguarda particolarmente pensieri riferiti a quello che gli altri pensano di noi, senza riscontri concreti.
Significa giudicare se stessi o gli altri troppo rigidamente, sulla base di come uno “dovrebbe” comportarsi o sentire.
Fare “di tutta l’erba un fascio”, giungendo a conclusioni eccessive che vanno ben oltre i dati a disposizione.
Credersi responsabili dell’infelicità altrui; oppure attribuire a se stessi la colpa di cose negative che accadono agli altri senza considerare altre spiegazioni più plausibili.
La profezia che si auto avvera: l’idea di base è che un’opinione pur essendo falsa, per il solo fatto di essere creduta vera, porta la persona a comportarsi in un modo che fa avverare l’aspettativa.
Il pensiero è già un’azione:
A seconda dell’approccio che si adotta in una situazione problematica la reazione potrà essere differente. Davanti ad un problema da risolvere l’accoppiata pensiero-azione può seguire solo due percorsi:
A) “Non posso farci niente. Non dipende da me.” (PENSIERO)
Non faccio nulla, aspetto che siano altri a prendere una decisione. (AZIONE).
B) “Consideriamo bene le alternative. Mi assumo la responsabilità”. (PENSIERO)
Agisco. Cerco di applicare la soluzione migliore che ho pensato. (AZIONE).
A) ha adottato un approccio reattivo: è focalizzato sul problema; la colpa è degli altri e delle circostanze. Non ha controllo o pensa comunque di non poter incidere e chiude la sua mente.
B) ha adottato un approccio proattivo. È concentrato sullo sforzo, sulla soluzione. È consapevole di poter incidere sui fattori che hanno creato il problema e tenta di risolverlo, sviluppando nuove abilità.
Non si nasce proattivi o reattivi. L’ambiente nel quale cresciamo ed evolviamo ci porta verso una direzione o l’altra. Essere proattivi è un allenamento che richiede alla nostra mente di fare un cambio di prospettiva importante.

Dal circolo vizioso al circolo virtuoso
Per circolo virtuoso intendiamo un processo che si attiva nell’affrontare situazioni, cognitive o affettive, attraverso comportamenti che tendono al raggiungimento di un obiettivo, di un bene o il soddisfacimento di un bisogno considerato primario per la sopravvivenza o il benessere psicofisico.
La tecnica della ristrutturazione cognitiva è l’insieme dei processi che portano a correggere alcune convinzioni disfunzionali più o meno consapevoli, relative alla realtà esterna e a se stessi. La ristrutturazione cognitiva non equivale quindi all’assunzione di un pensiero positivo, ma consiste nell’aiutare le persone a formulare valutazioni più aderenti alla realtà.

Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita.
La resilienza presuppone comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque.
A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori: la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali. Si crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza.
Una buona visione di sé e la capacità di porsi traguardi realistici
adeguate capacità comunicative e di “problem solving”;
una buona capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni
con il concetto di coping, che può essere tradotto con “fronteggiamento”, “gestione attiva”, “risposta efficace”, “capacità di risolvere i problemi”.
Indica l’insieme di strategie mentali e comportamentali che sono messe in atto per fronteggiare una certa situazione stressante e affrontare adeguatamente le situazioni che incontriamo.

Evitamento del problema: quando l’evento è molto stressante rappresenta la forma di risposta più efficace in assoluto, in quanto permette alla persona di tenere sotto controllo le emozioni;
L’accettazione: consiste nel diventare consapevoli di quanto sta accadendo inserendolo nella storia della propria esistenza. Nel caso dell’accettazione gli eventi stressanti solitamente consistono nella perdita di una persona cara o del lavoro.
L’attribuzione di significati positivi: è il caso di persone molto credenti che interpretano quanto sta accadendo come un segno di fede.
La ricerca attiva di supporti emotivi: in questo caso la persona manifesta la tendenza a rivolgersi a familiari, amici o semplici conoscenti per avere un sostegno emotivo e per sentirsi meno sola;
L’assertività è la capacità di esprimere i propri sentimenti, di scegliere come comportarsi in un determinato momento/contesto, di difendere i propri diritti, di esprimere serenamente un’opinione di disaccordo quando lo si ritiene opportuno, di portare avanti le proprie idee e convinzioni, rispettando, contemporaneamente, quelle degli altri.

Una strategia utile che si può adottare per smettere di rimuginare è quella di spostare l’attenzione dalla testa, e quindi dai pensieri, alla percezione attraverso i nostri sensi. Ad esempio sono molto importanti gli esercizi della Mindfulness sul qui ed ora attraverso i quali riprendere il contatto con se stessi e l’esperienza presente partendo da ciò che sentiamo, vediamo e tocchiamo.
Decidere di essere persone felici vuol dire riconoscere tutti quei meccanismi fuorvianti del nostro cervello, cambiando la direzione degli stessi.

Intervento di Emma Margari, presidente di Mimì