Intervento di Emma Margari, presidente di Mimì

ottobre 03, 2017

Quando le persone non sanno di essere amate si crea nella psiche un vortice che crea RISENTIMENTO.
“La politica del risentimento” è alla base di ogni rapporto sociale e su di essa si basa parte della comunicazione tra individui e gruppi: nelle famiglie, nelle scuole, nei posti di lavoro: si riduce tutto ad una “lotta di supremazia”.
Per molte persone lanciarsi in una relazione d’amore sta diventato un progetto che fa paura, una ricetta sicura per provare un dolore immenso o una devastazione emotiva.

Spesso nella parola amore avvertono un senso di disincanto; il concetto d’amore è idealizzato da una parte, ma dall’atra c’è una rete di rapporti umani imperfetta che spesso origina frustrazione, dolore e risentimento.
L’amore è una cosa perfetta eppure si finisce per avere delle relazioni totalmente in discrepanza con la perfezione dell’amore, esso è in abbondanza su questa terra eppure il sentimento di solitudine affligge molti di noi.

Partiamo dalle favole, osserviamole in un’altra prospettiva
– “Ma tu mi ami?”, chiese Alice
-“No, non ti amo “, rispose Biancoconiglio. Alice corrugò la fronte, iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
-“Ecco vedi”- disse Biancoconiglio – ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perchè non riesca a volerti almeno un pò di bene, cosa ti renda imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti.
Perchè ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole, e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un pò, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.
La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò Alice no, non ti amo. Non posso farlo”.

Tutti meritiamo di essere amati e tutti abbiamo bisogno di essere amati. L’amore è ovunque, eppure noi non riusciamo ad attingere da questa fonte inesauribile.
Il tema dell’amore ci sta particolarmente a cuore perché il più grande errore che commettiamo è quello di credere che la nostra felicità possa dipendere dal fatto di piacere o meno al nostro oggetto del desiderio.

John Welwood sostiene che tutti i sentimenti più difficili, che tutti conflitti nelle relazioni umane possono essere ricondotti al sentimento di “non amore”, il sospetto radicato dentro ognuno di noi di non poter essere amati o di non essere degni d’amore per quello che siamo.

Questa insicurezza di base rende difficile credere in noi, in altre persone e nella vita stessa.
La mancanza di amore spesso compare sotto forma di “scoppi di emozioni” in risposta alla paura di essere stati offesi o maltrattati.
Anche persone gentili e compassionevoli nutrono dentro il cuore un sentimento di non amore e di risentimento che può “esplodere in determinate circostanze”, si esprime attraverso litigi o battibecchi continui.

Anche in psicoterapia il “non amore” è difficile da debellare: nonostante possano essere amati da una serie di persone, chi è vittima del “non amore” nutre sempre un sentimento di frustrazione e tristezza; egli ha la capacità di sabotare anche un eventuale amore.

Che cos’è l’amore?

L’amore è una definizione molto semplice: una potente miscela di disponibilità e calore che ci permette di entrare in contatto e di provare gioia.
Quando l’amore è vivo, è vitale, siamo centrati e la nostra vita assume un altro valore, indipendentemente dalle circostanze esterne, quando l’amore è assente, si prova un senso di tristezza ed insoddisfazione; l’amore influenza il sistema endocrino e immunitario attraverso dei neurotrasmettitori.

Nessuno è immune all’amore, neanche quelle persone che cercano di realizzarsi lavorativamente nella vita. Esse non fanno altro che cercare un surrogato dell’amore, in cose che li renderanno ancora più insoddisfatti di prima, quasi fosse una forma di alienazione.
Se l’amore è alla base di ogni esistenza perché allora non riusciamo entrare nella sua centralità?
Il “non amore” è come uno scudo invisibile che emerge solo in condizioni di pericolo, come la minaccia di non essere meritevoli d’amore, allora ci allontaniamo dall’amore, nella profonda convinzione che non lo meritiamo.
Quando evitiamo l’amore, la nostra vita assume un aspetto estremamente frustrante perché non entriamo in sintonia con il nostro cuore, questo distacco dipende dal non essersi sentiti pienamente accolti dalla propria famiglia e si finisce con il non sentirsi mai accolti tra le braccia dell’amore.

“La favola di Cenerentola è stata ripresa con molte varianti a seconda degli autori, ma ha sempre una costante: Cenerentola è stata amata dai suoi genitori.
Le è stato possibile sviluppare una concezione solida dell’amore. Sa che l’amore esiste, sa di esserne degna e di essere capace di amare.
Le sue prime esperienze d’amore, nella relazione con entrambi i suoi genitori (e tra i suoi genitori) sono presenti nella sua memoria. Dunque, non ha nessuna difficoltà ad attendere e a sperare di incontrare un uomo che l’amerà, malgrado le durezze e le vicissitudini della sua vita attuale.
L’amore che sognava è possibile e si realizza.”

Amore e cura insufficienti causano nel bambino sia un forte impatto emotivo sia al sistema nervoso centrale, danni che porterà con se per tutta la vita; l’amore viene visto come uno strumento di controllo o di manipolazione e assenza di cure, oppure non asseconderanno le loro attitudini, per compiacere i genitori.

Considerano l’amore come esterno a loro, qualcosa che ci si deve guadagnare solo seguendo determinati criteriI circoli viziosi della mente